Una domenica di blues greco

Leggo oggi su La Repubblica -insieme a decine di articoli che annunciano di tutto, dalla catastrofe nucleare alle sette piaghe dell’egitto se vince il no al referendum- che la chiesa e i militari greci sono contro Alexis Tsipras​. Sono in compagnia di: agenzie di rating,  fondo monetario, falchi dell’unione europea, borse mondiali e banche. E’ uno di quei giorni, ormai rarissimi, dove si possono ancora distinguere i buoni dai cattivi. Se vince il no non credo che i militari (Tsipras gli ha tagliato i fondi) lancino la bomba nucleare e non credo che il Signore ascolterà le preghiere malevole dei suoi adepti locali. Non succederà nulla di drammatico e magari neanche nulla di positivo. Ma i buoni avranno fatto sapere al mondo che la finanza internazionale non è onnipotente. Se poi Tsipras perde il posto perchè non lo importiamo in Italia? Proponiamo uno scambio alla Grecia. Lui è bello e buono (kalokagathìa..ah i vecchi ricordi del liceo di filosofia greca),  invece il nostro bulletto di Firenze è brutto e cattivo. Noi ci guadagniamo assai nel cambio e per la Gregia -se Tsipras perde il referendum- non cambia nulla: per ubbidire alla Merkel e a tutti lor signori non serve avere degli uomini politici, bastano dei Renzi qualunque.

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