L’Avanguardia è nei nuovi sentimenti

Francesco Bearzatti Tinissima 4et, This Machine Kills Fascists, Cam Jazz 2015

Odwalla, L’uomo invisibile, autoprodotto, 2015

Marco Colonna, Sivia Bolognesi, Ivano Nardi, Ghost Trio, Setola di Maiale 2015

Da anni, nei mesi di settembre-ottobre, qualche politico o sindacalista o militante speranzoso si augura un nuovo “autunno caldo”. Siamo così lontani da quella stagione di lotte che forse qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un auspicio meteorologico e quindi è meglio ribadire alcuni punti.

L’autunno caldo (1969) fu una straordinaria stagione di lotte operaie che seguì e affiancò quelle studentesche e portò a conquistare, tra tante cose buone, lo Statuto dei Lavoratori (1970), testé smantellato da una affiatata accoppiata destra-Pd (mi rifiuto di usare per quest’ultimo il termine sinistra, per motivazioni puramente filologiche: il Pd NON è nato come partito di sinistra e non si può certo attribuirgli una etichetta che non gli compete). Torniamo al punto. Ogni anno qualche anima bella ripete il fatidico mantra e si “augura un autunno caldo”, una nuova stagione di lotte per contrastare i mali sociali del Paese e del mondo intero. Poi non succede nulla, o quasi. E ogni anno si ha l’impressione di sprofondare un po’ di più. Perché un preambolo simile per una recensione discografica?

Non si può certo chiedere alla musica di tentare azioni programmatiche e neanche le si chiede più di trasformarsi in colonna sonora di una ribellione giovanile che non è all’orizzonte nelle dimensioni necessarie a renderla di massa. Però la musica può contrabbandare tra le note dei CONTENUTI. Non voglio impelagarmi qui in diatribe ideologiche e musicologiche sulla semanticità della musica e mi limito a considerare tre dischi di recente uscita che senza fraintendimenti propongono dei contenuti. Incidentalmente, contengono anche  musica  bella e/o interessante; e sono coinvolgenti, emozionanti. Gli artisti che hanno pensato questi dischi potevano tranquillamente proporli scevri da idee estranee al mondo delle note. Forse sarebbe cambiato poco. Se invece hanno scelto la via più difficile, ovvero di caricare la loro musica di significati, sta a noi ascoltatori domandarci perché lo fanno e quali sono le implicazioni. Il nuovo album di Francesco Bearzatti si intitola ‘This Machine Kills Fascists’. Woody Guthrie aveva inciso questa frase sulla sua chitarra. Non era una chitarra facile da portare in giro nell’America profonda visceralmente ostile alle idee di sinistra, con quel tonante slogan sopra e per giunta cantando di Sacco e Vanzetti o dei guasti del capitalismo. Trovo geniale il titolo del lavoro di Bearzatti. Quanto coraggio ci vuole a coprire con un sassofono un frase tanto programmatica? Ma l’intelligenza si vede qui, nel rendere poetico questo incontro: la musica incisa nel disco racconta l’America di Guthrie evocando le atmosfere della grande depressione, la povertà delle campagne sferzate dai venti, le città desolate, la disperazione dei poveri, dei disoccupati, dei vagabondi. E’ un viaggio tra i panorami americani realizzato attraverso la musica statunitense di ieri (ce lo ricorda spesso il clarinetto di Bearzatti e qualche atmosfera collettiva), ma rielaborata dalla sensibilità contemporanea del Tinissima Quartet (Giovanni Falzone  alla tromba, Danilo Gallo al basso e Zeno De Rossi alla batteria), provata ormai in diversi lavori, da quello su Tina Modotti (2008) a Monk’n’Roll ( 2013). L’unico brano non originale del disco è il pieno simbolo dell’arte di Guthrie: una rilettura di “This Land is Your Land”, a metà tra una dichiarazione d’amore per la propria terra e una sferzante polemica contro la proprietà privata, dove è chiara la sua visione solidale e comunitaria.

This Land is your land

Cosa significa rifarsi a Guthrie nell’Italia e nel mondo di oggi? Il quartetto di Berzatti pone la domanda in musica, tocca a tutti noi elaborare una risposta ascoltando e riflettendo.

Bearzatti Tinissima Suite for Malcolm X

Massimo Barbiero (il leader di Odwalla), di suggestioni ne propone ben due. L’uomo invisibile è il nuovo progetto dell’ensemble Odwalla che, come da decennale tradizione, unisce percussioni, voci femminili e danza. Il disco si ispira ai testi tratti dall’omonimo libro di Ralph Ellison (“Uomo invisibile”) e dalla fiaba di Hans Christian Andersen (“I vestiti nuovi dell’imperatore”), e mette in connessione pensiero e musica attraverso l’uso della parola recitata, della voce strumento e delle intrigate linee melodiche gestite dalle percussioni.

Odwalla, Il cappellaio matto

Odwalla è un progetto che sembra ogni volta riplasmarsi: più è l’alta la “invisibilità” di questa arte e più invece sembra assumere su di sé nuove valenze: l’aggiunta delle voci e della parola recitata chiudono il cerchio (per ora) delle possibilità espressive del gruppo. Quello di Odwalla è sempre stato un viaggio nella musica, abitato dalle percussioni e dalla danza, senza ulteriori qualificazioni. Non cerchiamo di definire la loro essenza sonora secondo etichette preconcette. Ci basta ascoltare quanto la musica comunica e come emoziona. Ora attraverso le parole si parla dell’invisibilità dell’uomo o della protervia del potere nel non riconoscere la sua pochezza “svestita”. Ora le voci dei cantanti sembrano dibattersi in una foresta linguistica mentre alcuni momenti delle percussioni sembrano passaggi con grandi “pieni” orchestrali che gonfiano e gonfiano e parlano di civiltà e di sconfitta, di invenzione e di ritorsione, di antico e futuro, amarezza e gioia panica.

Odwalla L’uomo invisibile

Fin qui la musica parla perché gli autori vogliono che essa esprima qualcosa, al di là dei mezzi espressivi che le sono propri. Il Ghost Trio invece si aggrappa alla musica che più di tutte nel jazz ha rappresentato il cambiamento, ovvero il free degli anni Sessanta, ormai storicizzato, evolutosi nella improvvisazione radicale degli anni Settanta ed arrivato fino a noi in mille piccoli rivoli. Su tutto quel fermento è calato una specie di sipario “normalizzante”. Un fantasma aleggia per L’Europa…e un fantasma aleggia nella pratica di questo gruppo, fin dal nome. La presentazione del cd espone lucidamente gli intenti del trio e non necessita di ulteriori commenti: “l’improvvisazione è prima di tutto relazione, con tempo e memoria – presente, passato e futuro – con l’essenza stessa del gesto musicale”. Il gruppo vuole ricreare la liturgia della creazione collettiva, evocare il famoso fantasma. A lunghi tratti ci riesce. Speriamo che l’auspicio di un passato che torna verso il futuro si realizzi.

Ghost trio in azione

Fine. Ma perché definire tutto questo “L’Avanguardia è nei nuovi sentimenti”? Perché mescolare «L’avanguardia è nei sen­ti­menti», una frase di Mas­simo Urbani utilizzata anche da Carola De Scipio per il suo libro sul sassofonista romano (recentemente ripubblicato da Arcana) e il titolo della Suite Nuovi Sentimenti (1966) di Giorgio Gaslini mi sembra un buon auspicio per il ritorno, dopo un autunno di musiche “significanti”, ad una primavera di nuove speranze.

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Un pensiero su “L’Avanguardia è nei nuovi sentimenti

  1. Non ho ascoltato due dei tre dischi di cui scrivi, ma vado sulla fiducia, anche perchè sei persona molto attendibile e Tinissima, solitamente, non sbaglia un colpo. Cercherò di ascoltare pure il Ghost trio. A presto

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