Il pentolone magico di Bandakadabra su cd

Bandakadabra, Entomology, Felmay 2015

Se vale la definizione di Carlin Petrini e la Bandakadabra è una fanfara urbana, allora inserire il cd in un asettico impianto stereo di casa è l’ultima cosa da fare, un gesto che può avvenire solo come coronamento di una avventura da vivere in strada, disturbati dai rumori del traffico, dalla confusione della città e dagli agenti atmosferici. La Banda va sentita dal vivo. In inverno il pubblico ballerà semi congelato ma riscaldato dal calore degli ottoni, in estate assisterà grondando sudore e rinfrescato da taglienti soli o divertito da qualche boutade del maestro di cerimonie Gipo Di Napoli, tra un colpo di grancassa e l’altro. Certo potete ascoltarla nel comodo salotto di casa, ma solo dopo averli visti all’opera live, nel loro ambiente,su una strada o in una piazza a mescolarsi tra le persone, a istigare contatti umani diretti. Il titolo del cd, che potrebbe erroneamente ricordare ricercatezze jazz parkeriane alla Ornithology, qui significa altro: “non guardiamoci gli uni gli altri come l’entomologo guarda lo scarafaggio”, scrivono quelli della banda. Vestiti come balcanici Blues Brothers di paese in gita in un night anni Cinquanta, dobbiamo inseguirli mentre corrono via dietro il loro repertorio. Parti con Bregovic e pensi alla ex Yugoslavia, ma quando giri l’angolo questi malandrini hanno virato su St. Louis Blues, manco fossimo nell’America di cento anni fa, prima ancora dei ruggenti anni Venti. Ti rigiri e ti sembra di sentire un limbo caraibicoma forse no, è semplicemente l’immenso Duke Ellington. E parte Caravan, con il suo andamento esotico, però l’impressione è che stia solcando altri mari e il brano si sia contaminato con lo ska. E comunque, Caravan, un brano del 1936, ha avuto versioni di tutti i tipi e stili e questa ha il merito di farci ballare! Siamo ancora a rincorrere e si torna ai Balcani con la macedone Kočani Orkestar, per poi ripassare l’Atlantico e approdare a una chicca: Perfidia, di Alberto Dominguez, una canzone di “pene d’amor perdute” in chiave latina, che venne portata al successo nel 1941 da Glenn Miller e da allora ci parla di swing, di guerra, di Hollywood e di soldati in divisa che ballano aspettando l’imminente vittoria contro l’Asse. Un brano tanto evocativo di un’epoca da essere stato scelto da James Ellroy come titolo per il suo ultimo romanzo, uscito quest’anno, come il disco della Bandakadabra. Un cd che suona come una radio dalla manopola di sintonia impazzita: indietro a tutta forza nel Novecento e poi avanti decisi, a spiare il futuro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...