“Sono tornato con un quintetto che rievoca i quartetti di Ornette Coleman, il trio Air, gli Art Ensemble”. Così il trombettista e compositore fiorentino presenta il disco rifacendosi a un pezzo nobile della storia del jazz. Va subito detto che la mancanza di uno strumento armonico come il pianoforte rende questo quintetto “pianoless” davvero vicino a quelle atmosfere. Siamo certamente nei territori del free, ma anche vicini a quelli delle avanguardie novecentesche europee. Questo Divergent Directions, pubblicato da Sound Records evidenzia anche altre connessioni, specialmente con il rock, il funk e il jazz-rock. In Past vs Future ad esempio il ritmo ci porta al jazz-rock anni Settanta, mentre in Phunkness -a dispetto del titolo- si sentono echi mingusiani (almeno così pare al sottoscritto), filtrati da una sensibilità contemporanea. D’altronde -e si sente- Baggiani cura molto la direzione del suo compatto gruppo e pur in presenza di molto materiale scritto il risultato è immediato, godibile, come capitava appunto nei migliori momenti degli Art Ensemble of Chicago e davvero quella era “Great Black music”, come sostenevano loro. Un approccio serio ma divertente, aperto alle commistioni ma non alla svendita, un qualcosa che sta tornando, forse per reazione ad un certo jazz un po’ ammorbante che la fa da padrone nel nuovo millennio.
