Eppur si jazza! Di musica e precetti religiosi

In omaggio alle recenti ingerenze della chiesa nella nostra vita democratica, ricordiamo le “cantonate” prese dalla medesima nel corso dei secoli. E se gli strali maggiori sono sempre stati per scienziati, eretici e affini, anche il jazz ebbe il suo momento di gloria, quando venne definito immorale. E non parliamo dell’America degli anni Venti, ma dell’Italia di fine anni Cinquanta. Ecco una testimonianza illuminante, raccolta dal giornalista Giuseppe Barazzetta.

Il numero del 17 marzo 1957 del settimanale “Noi uomini” dell’Azione Cattolica Italiana, pubblicava un articolo non firmato dal titolo: “cosa pensare del jazz” in cui si dichiarava, fra il molto altro, che: “…il giudizio dal punto di vista cristiano della musica jazz può e deve essere severo…” essendo il jazz, “…musica di orientamento materialistico e dionisiaco” nonché, motivo di arretramento spirituale e trionfo di sessualità”. (…)Arretramento spirituale per chi, come i bianchi, ha conquistato le melodie sovraumane del gregoriano e del classico.

Giuseppe Barazzetta, Una vita in quattro quarti, Quaderni di Siena Jazz, Edizioni Siena Jazz, 2007.

Ne ho parlato anch’io in Jazz! Appunti e note del Novecento (2008, p.33).

Sul suolo italico la Chiesa cattolica non ha risparmiato parole di condanna per il jazz. Già nel lontano 1914 aveva ufficialmente criticato il fox trot e i ballabili. Tramite
l’Azione cattolica si fece ancora sentire negli anni Cinquanta giudicando materialistica e dionisiaca la musica jazz, sollevando una reazione, con conseguente appello al Vaticano, da parte della Federazione italiana di jazz.

Il presunto materialismo del jazz lo rese inviso anche al PCI, nella figura del suo segretario Togliatti. Sempre da Jazz! Appunti e note (p.23):

In Italia ancora negli anni Cinquanta, Togliatti, difendendo le scelte del partito comunista sui fatti d’Ungheria, cita il jazz, riprendendo argomenti classici, della retorica antijazz, vecchi ormai di trent’anni: “La rivoluzione (…) fatta da quella gioventù che ha concentrato il suo interesse sui pantaloni a tubo, sullo swing, sul rhum, (…) sugli amori passeggeri, e non so che altro!” 

Certo sulla cecità ideologica che ha accomunato Chiesa e Partito sul “jazz” si potrebbero ricamare parallelismi, marcare diversità. Un’altra volta. Per oggi contentiamoci di notare che il glorioso erede politico unico di entrambe quelle posizioni (leggi PD) ancora adesso sui diritti civili occupa entrambe le piazze, quella più luminosa del progresso civile e quella in penombra della sacrestia. D’altronde il Pd aspira alla divina condizione di “uno e trino”, essendo contemporaneamente partito di centro, di destra e di sinistra.

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