Legge del taglione a Chicago, un nuovo spin off di Sassofoni e pistole

In Tre giorni a Las Vegas di Steve Fisher il pianista deve pagare secondo il codice macabro della mala uno sgarbo compiuto: gli vengono spezzate tutte le dita di una mano per impedirgli di suonare ancora e gli viene intimato di lasciare Las Vegas.Questo nei romanzi, ma nella vita reale accade ben di peggio.

Ecco l’ennesimo esempio, Il jolly è impazzito, di Art Cohn (Edizioni dell’Ariete, 1958). L’autore vi racconta la vita di Joe E. Lewis, attore e cantante di varietà di Chicago. Joe debutta nei primi –ruggentissimi- anni Venti nei locali gestiti dalla mafia della città, notoriamente una delle più pericolose d’America. Quando ha solo 25 anni tre sicari mandati da un gangster che lo voleva in esclusiva nel suo locale –al quale lui aveva opposto un rifiuto- lo accoltellano ripetutamente e poi lo lasciano con la gola tagliata. La gola tagliata per un cantante e narratore di storielle del varietà equivale nella vita reale alle mani tagliate del romanzo. I killer erano sicuri di aver reciso la giugulare e invece Joe si salva, seppure rimanendo in bilico tra vita e morte per molto tempo e poi è costretto a una terribile riabilitazione. Dopo anni ritorna sulle scene e miete quel successo che gli era stato negato dall’incidente. Questa biografia (che supera in efferatezza i gialli dello stesso periodo) descrive l’ambiente del varietà e delle riviste, dei bar, dei tavoli della roulette e degli allibratori delle corse di cavalli. La musica ovviamente è presente in tutte le pagine: Joe esordisce facendo coppia con John Black, autore di Dardanella, considerata dall’autore “il primo boogie woogie” e ne vennero venduti sei milioni di dischi. Sui palchi delle riviste di varietà tra una battuta di spirito e l’altra e balletti di fanciulle seminude le band suonano Tea For Two, Chattanooga Choo Choo, Sonny Boy. Joe conosce la buona musica: “King Joe Oliver e il suo pupillo Louis Armstrong stavano mettendo in allegria i clienti del Savoy Ballroom; Duke Ellington regnava al Lincoln; al Jolson aveva superato qualsiasi suo predecessore”. “Ben presto il re sarà Bing Crosby”, spiega Cohn e Joe interpreta canzoni oggi dimenticate come Please Maestro, We Have No Bananas, Oogie Oogie Wa Wa, Ain’t We Got Fun. E altre ancora,  con un risvolto decisamente comico, i pezzi forti di Joe: Lord, You Made The Night Too Long o Sam, You’ve Made The Pants Too long.

Dopo la seconda guerra Mondiale Joe mette in repertorio come pezzo forte la parodia di Casablanca sulle note di As Times Goes By.

Ormai Joe non infastidisce più la mafia (e continua a lavorare nei loro locali di Vegas, come il Copacabana) facendo addirittura dello spirito sugli anni Venti: quando canta  Chicago lo introduce così: “Cominciai in questa città quando i gangster entravano e vi sparavano addosso. Sì era una maniera un po’ forte di far cessare la musica…”. Detto da uno sopravvissuto a uno… sgozzamento suona davvero hardboiled, e non di carta.

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