la solitudine del percussionista

MANTIS, vai al sito di Massimo Barbiero

Se volessimo attribuire un merito a Massimo Barbiero, lontano da quelli mondani dei premi, delle classifiche, della critica (che pure lo apprezza da anni in modo significativo), dei top qua e là, potremmo affermare che possiede un suono personale. Non immagino apprezzamento più significativo legato all’arte jazz, perché il suono distingue, il suono trascina i grandi interpreti nel libro della storia -che non è effimera come questo blog o  le pagine delle riviste e neanche transitoria e caduca come la musica suonata dal vivo. Possedere un suono significa avere una sintassi propria forgiata sui propri limiti fisici (e questa era più o meno la definizione di stile elaborata da Lester Young) e una estetica interiore che travalica il momento, che non apre e non chiude mai, ma che semplicemente fluisce. L’autore presentando il suo quarto disco in perfetta solitudine –autoprodotto- scrive alcune righe dalle quali risulta evidente che questa personalità, frutto come è ovvio di una complessa serie di ingredienti si mette al servizio dell’arte per produrre: “una musica che non ha fretta di svilupparsi, di andare da qualche parte, ma che semplicemente nasce in tempo reale…”.Una meditazione rafforzata dalla citazione di Lewis Carroll che si trova aprendo il cd, uno spunto per meditare mentre scorrono i suoni: Alice: per quanto tempo è per sempre? Coniglio bianco: A volte solo un secondo.

Se ascoltiamo un altro importante e recente “solo” di percussioni, quello di Antonio Sanchez per la colonna sonora di Birdman, sentiamo battere su quelle pelli l’urgenza metropolitana, l’isterismo della contemporaneità, il cuore pulsante di un mondo claustrofobico. Se ascoltiamo Barbiero impegnato sul medesimo campo e con gli stessi mezzi espressivi, percepiamo invece l’interiorità, il bisogno di riflessione e di isolamento. Con Sanchez la batteria si muove nel reticolo di un teatro urbano simbolo di una società stratificata e problematica, dove all’uomo viene richiesto di essere un supereroe -magari di carta- con Barbiero ci troviamo in un luogo isolato, monastico. Con Sanchez siamo circondati dai grattacieli newyorkesi, con Barbiero ci sembra di sentire l’oceano o gli altri elementi della natura da un tempio buddista giapponese. Il disco? Le composizioni? Gli strumenti utilizzati? Trovate tutto nel Cd: quel che conta in questo lavoro è l’intenzione, un concetto che sfugge troppo facilmente alle parole.

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