fallire a ritmo jazz

La webzine di critica letteraria Malacoda presenta nel nuovo numero una mia recensione del libro di Andrea Fazioli. Il noir-jazz continua a collezionare illustri scrittori e il detective di “Sassofoni e pistole” non può ancora abbandonare il caso…

Andrea Fazioli, L’arte del fallimento, Guanda, 2016.

Il jazz funziona nei gialli anche quando il caso da risolvere si svolge nella tranquilla Svizzera, un Paese che non si associa immediatamente alla musica afroamericana. Per gli appassionati in verità la cosa non rappresenta una sorpresa: i jazzofili in Svizzera abbondano quanto le banche e il cioccolato, come i locali dove si suona e i festival internazionali.

Ovviamente con un humus simile poi spuntano, come funghi, anche i musicisti di rilievo (tanti i batteristi: Charly Antolini, Daniel Humair, Pierre Favre, e poi pianisti come George Gruntz e i due Ambrosetti, Franco e Flavio). In un simile contesto non è fuori luogo pensare a un libero professionista di mezza età con la passione per la musica che nel tempo libero suona il sassofono: Cherokee, Every Time we say Goodbye, My Funny Valentine, Autumn Leaves. Questo il repertorio di Mario Balmelli, bravo al punto da tentare una fuga dal suo destino scritto di mobiliere in una cittadina nella tranquilla Svizzera italiana per vivere la vita vera, che qui prende le spoglie di quella, romantica, del musicista randagio. Ben presto l’evasione si interrompe per un brusco ritorno alla realtà: l’Ufficio Esecuzioni e fallimenti è entrato nell’azienda di famiglia per curarne la dipartita. Insieme al pericolo del fallimento si fa più minaccioso quello di un killer che ha preso di mira le persone che lavorano nell’azienda. Dietro la trama investigativa, L’arte del fallimento racconta in filigrana di una Svizzera che risente della crisi economica, dove si susseguono molteplici le chiusure delle attività imprenditoriali.

L’arte di fallire è dunque in primis quella di chi perde lavoro e agiatezza economica, ma rappresenta anche una notevole metafora del jazz: una musica che nasce da errori, da momenti difficili o da uno stile frutto delle proprie debolezze più che della propria forza, come sosteneva quel “saggio col sax” di Lester Young. Uno che avrebbe potuto tenere un corso di estetica all’università, ma che la bellezza l’aveva rubata alla strada. La forza nasce dall’inerzia, dal saper seguire gli indizi come un canovaccio sul quale ci si muove come fanno i jazzisti. E se il detective Contini ascolta impassibile le spiegazioni sulla musica di Balmelli, in realtà la sua tecnica è vicina a quella del jazz e ricorda quella di Alo Nudger: il detective americano uscito dalla penna di John Lutz; uno che non appartiene alla scuola dei duri, ma che sa risolvere i casi, possibilmente senza pistola e fidando soprattutto sulle sue qualità di “investigatore di animi” e per giunta…ama il jazz!

Ecco la miglior tecnica investigativa del mondo: toccare il fondo con dignità e aspettare la fortuna. Questa filosofia di Elia Contini, potrebbe adattarsi a Nudger e a molti jazzisti. Questo “pensiero debole” del primo secolo del jazz viene argomentato qua e là tra le pagine e i colpi di scena, con alcune sapienti indicazioni di ascolto: The melody at night, with you il disco di Keith Jarrett che segna la fine di una lunga malattia del pianista, e soprattutto Straight Life, dal disco Art Pepper meets The Rhythm Section. Quando si dice sezione ritmica senza ulteriori specificazioni si intende quella leggendaria del primo quintetto di Miles Davis, con Red Garland, Paul Chambers, Philly Joe Jones. Art era stato in carcere, non sonava da mesi, il suo sax era ridotto male e lui non era pronto per registrare…però il disco è un capolavoro. Chi può dirlo, forse la musica è perfetta proprio perché tutto era sbagliato. Questo scrive Fazioli. La filosofia del jazz come guscio di noce per navigare nelle acque perigliose della crisi economica e dei valori, dei sommovimenti che scuotono anche la quieta Svizzera. E quale miglior mood del suono lirico di un sassofono: allora tra le pagine di Fazioli spunta Michael Brecker, idolo di Balmelli, Sonny Rollins con I’m an Old Cowhand, Fine and Mellow, ovvero l’incontro tra Lester Young e Billie Holiday e In a Sentimental Mood, la versione di Ellington impreziosita dal sassofono di John Coltrane, una specie di title track di questo noir-jazz.

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