le dediche jazz di Tito

Tito Mangialajo Rantzer, Dedications,2016

In un’epoca di “progetti”, a volte roboanti, un sano e franco lavoro di dediche ai grandi del jazz come questo può rappresentare una ventata d’aria fresca, specie se i nomi tirati in ballo sono di primo piano per la storia di questa musica, ma non rappresentano precisamente il pane quotidiano. Il preambolo vale fin dalla partenza con E.B, un brano dedicato a Ed Blackwell, il grande percussionista spesso a fianco di Ornette Coleman (di Blackwell viene ripreso il fraseggio molto personale sui tamburi dietro il solista, mentre del sassofonista troviamo delle citazioni nella scrittura del pezzo). Con la seconda traccia invece ci aggiriamo nei paraggi di un personaggio decisamente più noto, il sassofonista e compositore Lee Konitz e il tema proposto si incastra meravigliosamente sulle armonie  gershwiniane di Embraceable You.  Il gioco delle dediche prosegue verso una ricerca di radici più autobiografiche con Botosani, dedicata alla figura del nonno di Tito Mangialajo Rantzer, di origini rumene, una origine che caratterizza anche la musica che aleggia nel tema, prima di lasciare briglia al jazz nel bel dialogo tra Marco Fior e Francesco Bianchi. Romero invece prende le mosse da un originale ricordo per l’omonimo arcivescovo latinoamericano, ucciso da una dittatura di destra per la difesa continua e indefessa che questo uomo di chiesa seppe sempre dimostrare verso la povera gente che costituiva il suo “gregge”; una dedica che musicalmente invece risale il continente e guarda a Charles Mingus, una influenza che aleggia anche altrove nel disco (e d’altro canto questo artista per un contrabbassista e compositore jazz rappresenta un caposaldo difficilmente eludibile, posto che lo si voglia eludere!). In Romero la citazione viene condotta con sincerità e una ottima propulsione swingante. Si respira- a dispetto del titolo- aria mingusiana anche in Fats, un duplice omaggio di Mangialajo Rantzer a suo padre, ricordando -come scrive nelle note di accompagnamento al disco-come proprio lui lo avrebbe iniziato al jazz mettendo sul piatto Nostalgia del bopper Fats Navarro,un nome che circola davvero poco oggigiorno.  Anche qui abbiamo soli intensi del leader e dei due fiati, ma tutto il disco è suonato con una grande carica emotiva e si sente.

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