lo spin off di Sassofoni e pistole tra detective e jazz

L’estate che finisce è foriera di spin off per Sassofoni e pistole. Tra tante letture da ombrellone il detective si è trovato in mano ben quattro indizi nuovi di zecca. Non c’è verso: i veri detective non vanno mai in vacanza! Partiamo dal caso più clamoroso. Fruttero e Lucentini avevano segnalato anni fa svariati punti di contatto tra il jazz e la fantascienza. Ma la prova finale che il tutto fosse un “triangolo” tra jazz, giallo e fantascienza non era ancora uscita lampante. Ed ecco arrivare Sam Space, un investigatore con licenza valida in tutto il sistema solare, il classico detective modellato sui personaggi di Chandler e Hammett degli anni Trenta. Lui è nel suo ufficio quando entra la classica sventola con una richiesta d’aiuto e con un corpo da favola. Un solo dettaglio: l’eroina è una bellissima venusiana e ha tre teste, mentre il suo paparino è uno scienziato un po’ pazzo che si è messo nei guai con certi malviventi intergalattici. Sam Space ovviamente accetta l’incarico e parla con lo scienziato per sapere chi sta tentando di ucciderlo e si trova di fronte un uomo di colore da cartolina (o da libro di storia), proveniente dai primi anni del Novecento americano:

Ho trapiantato il cervello di papà nel corpo di questo autentico cantante di jazz che ci è stato fornito dalla nostra succursale di Nuovissima Nuova Orleans. A papà sono sempre piaciuti i cantanti di jazz autentici. –Ai comandi del bianco ti devi piegare- cantò il nuovo dottor Umani.

Il dottor Umani (alias il professore pazzo) si trova bene nei panni del jazzista tradizionale: Mi piace molto strimpellare col banjo, e questo è l’unico corpo che ho avuto capace di farlo.

A parte gli scienziati pazzi e il jazz, Sam Space scorrazza negli spazi utilizzando le classiche armi del detective: buona mira con la pistola (anche se è a raggi), pugno pesante, fiuto per i guai e cuore tenero verso l’altro sesso (da qualunque mondo esso provenga).

William F. Nolan, Sam Space, spazio investigatore, Mondadori Urania, 1973.

Eccoci al secondo esempio. Andiamo sul giallo seriale. La mala vuole far fuori Parker, il gangster uscito dalla penna di Richard Stark. Willa che compare a metà libro, è la moglie del boss della mala che odia Parker. La sua biografia -prima di accasarsi col boss- racconta di un passato torbido: nata e cresciuta nei quartieri malfamati di Buffalo, il suo sogno è possedere una villa e una vita dorate e nel frattempo canta.

Quando l’aveva sposata, nel 1930, cantava, mediocremente, in un’orchestra ambulante di jazz; ma aveva preso gusto alla rispettabilità dorata, come se non avesse mai conosciuto altra vita. Ora, a cinquantadue anni, era una madre di famiglia grassoccia…

Richard stark, Liquidate quel Parker, I neri di Mondadori, 1965.

Proseguiamo sul seriale con Michael Connelly e il suo detective Harry Bosch. Imboccando Chavez Ravine Place Bosch parla del disco di Ry Cooder dedicato a quel quartiere e di come la città di Los Angeles avesse da sempre cercato di truffare i suoi abitanti almeno i più poveri, costretti a sloggiare per una losca operazione immobiliare.

Ma il leit motiv del Cerchio del Lupo di Connelly è l’ascolto jazz che sta facendo Bosch. Ecco come lo descrive alla amante/agente dell’FBI:

«Io lo chiamo “il miracolo nella scatola”. Sono John Coltrane e Thelonious Monk alla Carnegie Hall. Il concerto fu registrato nel ’57 e il nastro sparì nell’archivio in una scatola anonima per quasi cinquant’anni. Rimase lì, dimenticato. Poi un impiegato della Biblioteca del Congresso verificò il contenuto delle scatole e dei nastri degli spettacoli e si accorse della meraviglia che avevano dimenticato. Finalmente l’anno scorso l’anno messo in commercio.»

«E’ bello.»

«E’ più che bello. E’ un miracolo pensare che sia rimasto lì tutto quel tempo. C’è voluta la persona giusta per scoprirlo. Per riconoscerlo.»

Il libro è del 2006, effettivamente il disco è un inedito preziosissimo, uscito nel 2005. E verso la fine del romanzo ecco come l’argomento viene ripreso, quando Bosch ricapitola con la sua collega gli indizi del caso:

«Ultimamente ho ascoltato spesso una registrazione di Coltrane e Monk che suonano insieme alla Carnegie Hall. Era rimasta lì sepolta negli archivi per cinquant’anni, finché qualcuno non ne ha scoperto l’esistenza. Per rendersi conto dell’importanza della scoperta, di sicuro quel qualcuno doveva conoscere bene il loro sound.»

«E questo cosa c’entra con il fascicolo?» Bosch sorrise. La sua partner   era in un letto d’ospedale con due ferite di arma da fuoco ma non gliene lasciava passare una.

«Non lo so. Continuo a pensare che qui dentro ci sia qualcosa e io sono l’unico che può scoprirla.»

Bosch, grande detective esperto di cold case, di omicidi perduti e insieme grande appassionato di jazz, di registrazioni perdute e ritrovate.

Michael Connelly, Il cerchio del lupo, Pickwick 2013.  

Penultimo esempio. Un classico giallo Mondadori dell’inizio degli anni Sessanta che ruota attorno al luccicante mondo della musica. Il protagonista della storia è un cantante di successo, di quelli che si esibiscono ancora nei night di Las Vegas o della California davanti a una orchestra piuttosto che su un palco e lì riscuotono il loro successo. Pentagramma in nero è un grandioso titolo italiano superiore all’originale per questo romanzo di Whit Masterson dove la musica è soprattutto indice di corruzione e vizio (anche se il cantante è un uomo tutto d’un pezzo).

Chiudo questa rassegna con un frammento che non necessita commenti, ma solo una breve spiegazione introduttiva. Incipit di TV canale 13, di W. Campbell Gault. L’investigatore privato Brock Callahan descrive Jan Bonnet la sua fidanzata, una donna stupenda che ha un solo difetto: un debole per i telequiz e per i venditori televisivi di auto usate. Ecco tutto l’estratto.

Il buon gusto dovrebbe essere il ferro del mestiere di Jan, che fa l’arredatrice. (…) D’altra parte, ho letto non so dove che Louis Armstrong, il grande Satchmo, nei momenti di riposo ascolta Guy Lombardo. E forse anche Jan fa lo stesso.

Qui il critico saccente esce dalla pelle del detective come superman dalle spoglie di Clark Kent o Hide dal dottor Jekyll. Guy Lombardo è passato alla storia per essere melenso e commerciale, ma ha avuto davvero una notevole influenza su Armstrong e anche –udite udite- Su Duke Ellington. Lo spiega in un saggio modello di Elijah Wald. Louis Armstrong Loves Guy Lombardo, questo il titolo del saggio modello di Wald, che si trova nel libro firmato da Ake/Garrett/Goldmark Jazz/Not Jazz: The Music and Its Boundaries, University of California, 2012.

W. Campbell Gault,   Canale 13, Giallo Mondadori, 1958.  

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