Torna Musica nera di Leonardo Gori

Torna nelle librerie in questi giorni Musica Nera, uno dei capitoli che personalmente preferisco della saga di Bruno Arcieri, atipico colonnello dei carabinieri nonché amante del jazz, creato da Leonardo Gori. La nuova veste di Musica nera non è solo grafica: un nuovo “ritmo” attraversa il romanzo, frutto di una calibrata revisione operata dall’autore. Quasi una seconda take, per rimanere ai termini cari alla musica.

 

Per salutare questa nuova uscita che celebra il binomio tra jazz e noir ai massimi livelli (fin dal titolo!), pubblico un estratto di Sassofoni e pistole, dove avevo raccolto e commentato alcune delle citazioni più jazzistiche della saga con Arcieri. Se vi piace il noir -e per avventura anche il jazz- potete partire da qui e poi risalire alla giovinezza di Arcieri leggendo gli altri romanzi che lo vedono protagonista.  Le indagini di Arcieri si sono spesso incrociate con quelle del commissario Bordelli, ideato da Marco Vichi. Proprio Vichi chiude questa nuova edizione di Musica nera con un bonus track, che vede insieme Bordelli e Arcieri e apre a una nuova storia. Ma di quest’ultimo capitolo non possiamo parlare: qui il jazz cede il passo alla classica con Anton Bruckner!   

Tratto da: Il giallo tricolore, in Sassofoni e Pistole (Arcana 2015)

Parigi 1938. La nazionale italiana di calcio si appresta a giocare la finale dei mondiali per conquistare la coppa Rimet. Mescolato ai tifosi in arrivo nella capitale francese, si trova il Capitano dei carabinieri Bruno Arcieri, il personaggio seriale creato da Leonardo Gori, arruolato nel romanzo La finale dal controspionaggio militare per una missione delicata. Arcieri ha qualche desiderio da soddisfare:

Parigi era la sede dell’Hot Club de France, e sicuramente avrebbe trovato gli ultimi dischi di Django Reinhardt, e probabilmente quelli incisi da Coleman Hawkins, il grande sassofonista dell’orchestra di Fletcher Henderson, che era in tournée in Europa da ormai quattro anni.

Arcieri non trova un negozio di dischi e deve rimandare l’acquisto, accontentandosi di –notare la citazione- un romanzo di Dos Passos e un giallo di Dashiell Hammett. L’appuntamento col jazz arriva poco dopo, con una esibizione dal vivo del quintetto di Django e al violino Stephane Grappelli. I due si sfidano a colpi di virtuosismo su Them There Eyes, con Django che inanella, «senza fatica (…), una collana ininterrotta di melodie spontanee e tutte nuove». Uscito dal locale con la testa immersa tra le note Arcieri viene sottoposto a pestaggio da ignoti nemici. Il capitano cerca di resistere al dolore concentrandosi sulle canzoni del gruppo che filtrano ancora in lontananza e riconoscendo, tra un colpo e l’altro, Jeepers Creepers e Nuages. Ripresosi dalle botte Arcieri segue gli sviluppi dell’indagine fino a Marsiglia dove finalmente trova un negozio di dischi, con in vetrina:

i cartoni pubblicitari degli album di Duke Ellington, Coleman Hawkins e Benny Goodman; proprio quello che aveva cercato a Parigi e che in Italia era solo un sogno.

Vale la pena ricordare per l’ennesima volta che il fascismo aveva bandito la musica sincopata come prodotto giudeo-negroide della nemica America. Di fronte a questo ben di dio discografico Arcieri compra un disco europeo di Coleman Hawkins, Some of These Days, registrato nel 1935. A missione finita il sipario si chiude con Arcieri che in treno di ritorno in Italia ascolta assieme a un gruppo di studenti un disco swing del Trio Lescano e nuovamente Some of These Days con «il potente sassofono di Hawkins» che manda il Capitano «ai confini dell’estasi». Il ricordo della trasferta parigina accompagnerà a lungo Arcieri, tanto da far capolino anche nello specchio nero, romanzo dalle ramificazioni complesse, scritto a quattro mani con lo storico Franco Cardini, ambientato nel 1940, tra la Parigi ormai nazificata e Firenze.

Gli tornarono alla mente lo Chez Florence e i suoi musicisti jazz, come Django Reinhardt e Stephane Grappelli. Si chiese se fossero ancora a Parigi o fossero riparati in Inghilterra. Non era più riuscito a trovare i loro dischi, tranne un paio di vecchie registrazioni in un negozietto di Roma, semiclandestino, a Trastevere.

Il carabiniere Bruno Arcieri rientra a pieno titolo nella categoria degli investigatori appassionati. Musica nera si snoda nelle vie del jazz italiano tra fascismo e un dopoguerra difficile, dove lo spazio per i suonatori hot viene a mancare. La riscoperta del dimenticato trombettista Pippo Squà Squà, personaggio chiave in Musica nera, porterà ad una tragica catena di delitti. Bella la pagina in cui per festeggiare il ritrovato Pippo, Arcieri organizza un concerto: «e quella sera c’era addirittura un inviato di Musica Jazz, il mensile più importante». Nella trama si trovano alcuni temi che farebbero a buon diritto figurare il romanzo nel sottogenere del “sospetto appassionato di musica”.

Le indagini di Arcieri si sono spesso intrecciate con quelle del commissario Bordelli, ideato da Marco Vichi. In Fantasmi del passato i due passano alcuni momenti gomito a gomito. Approssimandosi il Natale, Bordelli porta un regalo ad Arcieri, un disco che si è fatto consigliare da un commesso esperto. Anno 1967, l’alluvione a Firenze è ancora un ricordo vivo nel corpo ferito della città e il disco del regalo risulta essere A Love Supreme di Coltrane. Arcieri che cucina fischiettando un motivo di Duke Ellington, promette all’amico di ascoltarlo.

«Lo conosce?»

Sì, ma non bene. E’ il jazz moderno…Sono molto curioso. (…) Era un’eternità che Arcieri non ascoltava del buon jazz, e si abbandonò alla nostalgia della sua collezione di classici. (…) Duke Ellington, Count Basie, Glenn Miller, Charlie Parker, Art Tatum, Billie Holiday…Gli veniva quasi da piangere.

 

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