Jazz a Ivrea: Fresu con il Devil Quartet e Odwalla con Baba Sissoko

Dell’Ivrea città di innovazione e cultura di un tempo, rimane ben poco, ma qualche piccola, tenace radice resiste e di anno in anno, all’inizio della primavera, torna a fiorire. Parliamo dell’Open Papyrus Jazz Festival giunto alla sua 37ima edizione e passato attraverso varie vicissitudini e cambi di nome, ma in sostanza “il festival jazz” della Città. Sono pochissime rassegne in Italia a vantare una continuità di programmazione tanto lunga (i famosi 37 anni!) e a questa l’Open Papyrus abbina anche una ricerca culturale di livello alto, anche in anni di crisi economica. Un festival trasversale, così lo definisce Massimo Barbiero che del festival è l’anima creativa (insieme a un vero gruppo di tenaci, seri volontari) e che non rinuncia mai a proporre anche danza, recitazione, fotografia, convegni e mostre. Giornata clou di quest’anno il sabato, con una bulimica concentrazione di proposte. Si parte da  Davide Ielmini che parla del libro Odwalla Tempus Fugit”,  la sintesi di un percorso musicale originale, quello compiuto in quasi trent’anni di attività dal gruppo Odwalla. Un lavoro denso, accompagnato dagli scatti (e che scatti!) di Davide Bruschetta e Luca d’Agostino. Un’esplosione di energia e colore raccolta in una pubblicazione curata nel formato e nella grafica e con considerazioni dell’autore davvero interessanti. Ielmini parla di Odwalla costruendo una fitta ragnatela  di riferimenti che vanno dal blues, ai rimandi africani, al contemporaneo eurocolto. Il saggio è stato presentato nel pomeriggio nella Sala S. Marta. Ad aprire l’incontro, coordinato da Alberto Bazzurro, è stato Maurizio Franco (docente presso i Civici Corsi di Jazz di Milano e i Conservatori di Parma e Como) con alcune riflessioni su Odwalla ma anche su cosa e come si deve intendere il jazz oggi. Una storia, quella del jazz contemporaneo, che spesso i libri confinano in poche pagine a margine di una teoria di figure mitiche. Nulla di male,  ma -annota giustamente Franco- così lo sguardo si restringe agli stili del passato. A seguire la performance per voce e ausili tecnologici di Boris Savoldelli. Savoldelli piega la sua tecnica vocale a una espressività compiuta, densa di musicalità. La tecnologia che gli permette di dialogare con se stesso non prende mai il sopravvento e spesso l’emozione della canzone vince, e a tratti fa capolino anche quella del divertimento: come succede quando Savoldelli improvvisa un solo di stampo sassofonistico muovendosi tra il pubblico, proprio come farebbe un jazzista vecchio stampo tra i tavolini di un locale di New York. Dopo Savoldelli ci si sposta al teatro Giacosa. Attesissimo, sale sul palco il Paolo Fresu Devil Quartet, gruppo stabile dall’ormai lontano 2003. Lo compongono Fresu (tromba, flicorno ed effetti), Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria. Tasso tecnico ed energia elevatissimi: il gruppo inonda il pubblico di suoni, lasciando ben pochi momenti di calma alla tempesta sonora, magari per un omaggio a Chet Baker. Fresu propone un suono sempre cangiante, in una trama speso fitta con la chitarra di Ferra. Solo qualche aneddoto del trombettista spezza il flusso di questo concerto che si chiude col sorriso in un bis costruito sulla melodia della telenovela Un posto al sole.

Chiude la serata il concerto di Odwalla & Baba Sissoko. Ci si chiede come sarà questa nuova incarnazione di Odwalla, con la voce di Gaia Mattiuzzi e ospite Baba Sissoko. Uno sbilanciamento verso l’Africa? Neanche tanto come ci potrebbe attendere. La poetica di Sissoko si integra perfettamente con quella del gruppo e spesso non si ha neanche l’impressione che si tratti di un guest, mentre scorrono i cavalli di battaglia del gruppo. La consueta commistione con la danza rende sempre emozionante questo spettacolo che andrebbe fatto vedere agli studenti delle scuole di vari ordini e gradi, per spiegare, con l’arte meglio che con le parole, cosa significa un approccio interculturale positivo al mondo. O per dirla con Sissoko: “la musica è pace”.

 

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