Le poesie di Francesca Tini Brunozzi

Ricevo e volentieri pubblico questa recensione del libro della poetessa Francesca Tini Brunozzi. Esula un po’ dai temi del sito, ma il jazz è poesia, no? 

Una sessione jazz

La scia dantesca di Francesca Tini Brunozzi

Commenti a Il grado zero della buona educazione. Poesie per spaccare

 

Si scrive suonando, si legge ascoltando. Il grado zero della buona educazione. Poesie per spaccare di Francesca Tini Brunozzi, ci ha subito guidati – in modo gentile ma fermo – verso una lettura ‘tutta d’un fiato’, come se l’urgenza della scrittura prevedesse una simmetrica urgenza della lettura, tendesse alla temporalità vincolata di un’esecuzione musicale. Una sessione jazz, un assolo di sax soprano. Gli argomenti si susseguono come temi e varianti, ma non c’è soluzione di continuità.

L’autrice stessa rimarca con orgoglio e passione le particolarità del setting compositivo: una restituzione notturna e costante, dentro una grotta di coperte, con lo smartphone in mano come fosse una candela, nel silenzio più assoluto.

Non ha paura, Francesca Tini Brunozzi, di mettersi in scia dantesca, di convocare a più riprese la Commedia come termine di confronto per la sua personale anabasi esistenziale e poetica.

Anche lei, uscita a riveder le stelle, dopo una crisi che sa di smarrimento e prostrazione, prova un prepotente desiderio di metterne a parte il Tu/Altro che la poesia pone sempre in scena. E, accompagnata da altri maestri della Tradizione (tutti citati in corsivo), si accinge a raccontare ciò che ha visto e il nuovo stato di beatitudine.

Questo, dunque, il referente: un cammino di malattia, cura e redenzione. Un racconto che non risparmia niente al poeta e niente al lettore: dalle prove più ardue, intime e solitarie agli outing della militanza politica, che rivendicano con fierezza scelte e predilezioni.

Quella che per Dante è solo un’ipotesi interpretativa, diventa qui esplicito riferimento all’esperienza terapeutica, al rapporto fecondo con l’analista. Un richiamo alla dimensione civile della donna e dell’uomo, alla conversazione, al ‘parlarsi insieme’, al mescere le nostre parole con quelle degli altri, per ottenere un balsamo che possa lenire il dolore più profondo: Ma diciamo a noi di noi / ti prego / Ché questo è il grado zero / della buona educazione.

Lessico, frasi, rime: la scelta è libera, cangiante; un’assoluta mancanza di punteggiatura rende tutto fluente e avvolgente. Alto e basso, termini esoterici e turpiloquio anatomico (ancora Dante!) convivono senza stridore. L’invenzione sonora è costante, si giova di polisemìe, accenti spostati, effetti d’eco, richiami insistiti.

E, in modo naturale, si arriva a un rap per così dire ‘classico’ e tipografico: non ti puoi fermare a pensare, devi andare avanti per non perdere le vibrazioni del suono appena detto, per accordarle a quelle del suono che stai per dire.

Francesco Brugnetta

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...