La luna e il canto di Natale

Per un avvicinamento “rock” alle festività natalizie vi propongo l’incipit del capitolo Guarda che Luna, tratto da I giorni della musica e delle rose.  Rock, pop, jazz, soul, blues nel vortice del ’68Stampa Alternativa 2018. Se volete sapere quanta e quale musica abbia ispirato la Luna in quegli anni e come da Buckminster Fuller si arrivi  a Ornette Coleman e si voli per gli spazi con la variegata compagnia di Hendrix, Stockhausen, Ellington e i Pink Floyd, potete pensare per le feste di regalarvi il libro e leggere il resto del capitolo comodamente davanti al vostro caminetto invernale…

La vigilia di Natale del ’68 portò agli abitanti del mondo un regalo che veniva da lontano: da una navetta in orbita da ore attorno alla Luna. A un tratto la Terra comparve dietro la superficie grigia del satellite, in un’alba cosmica rovesciata. A bordo i tre astronauti della missione Apollo 8 rimasero senza fiato di fronte alla vista del nostro pianeta bianco e azzurro, splendente come un gioiello ma disperatamente solo, silenzioso, quasi fragile nello spazio infinito. In quel momento venne scattata Earthrise, una fotografia che fece il giro del mondo e oggi viene annoverata tra le più famose del ventesimo secolo. Per la prima volta l’uomo guardava la terra dal di fuori. Si trattava di un cambio di prospettiva epocale: di colpo la frase “visione del mondo” si arricchiva di nuovi significati, il pianeta diventava una palla tridimensionale, dotata di vita autonoma; quasi non fossimo gli uomini tenuti incollati su di esso da uno strano destino e dalle leggi della fisica newtoniana. Ma la storia della foto della Terra vista dalla Luna richiede un salto indietro di due anni, da Cape Canaveral alla California hippie. Una sera del 1966 nell’isolamento della North Beach di San Francisco Stewart Brand si godeva gli effetti di un trip da Lsd quando, osservando il cielo stellato, iniziò a rimuginare intorno a un pensiero di Richard Buckminster Fuller, riassumibile più o meno così: la nostra percezione del mondo come piatto e infinito – piuttosto che rotondo e piccolo – è dovuta al fatto che non lo abbiamo mai visto dallo spazio.

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