Risalire la corrente con Carver

Raymond Carver e il grande racconto americano

Federica Franceschelli, Risalire la corrente. Raymond Carver tra letteratura e pedagogia, Aras, 2021

Risalire la corrente penetra nell’universo fatto di solitudini, incomprensioni, vite a metà raccontato da Raymond Carver nel suo corpus di racconti e poesie. Il libro ricorre a lunghi passi dello stesso Carver, insieme a diversi commenti di studiosi che si sono accostati alla sua opera. Di un tema trasversale particolarmente affascinante (il Grande Romanzo Americano) si occupa in particolare lo studioso Piero Scaruffi nella Introduzione al romanzo americano contemporaneo, un saggio che si trova nel suo celebre sito e che viene richiamato nel saggio.

Il mondo odierno, con le persone schiacciate dalla pressione della vita di oggi trova sempre meno tempo per la letteratura. Quella del “great american novel” è rimasta un’utopia irrealizzabile, così come la “great american nation”, e la disillusione ha spinto gli intellettuali ad abbracciare l’ideologia di una piccola anti-epica America, il cui corrispondente in termini letterari è il racconto breve.

In un mondo precario anche l’investimento di tempo in lettura è destinato a essere breve. Quella di Scaruffi –anche se riduzionista- sembra una spiegazione alla maestria di Carver in questa forma narrativa in parzialmente confermata dallo stesso autore, in un passo successivamente riportato nel libro di Francescehelli.

Quando ho iniziato a scrivere viaggiavo molto, e c’erano distrazioni quotidiane, lavori strani, responsabilità familiari. La mia vita sembrava molto fragile, perciò vlevo poter cominciare qualcosa che mi sembrava ragionevolmente possibile portare a termine, cioè avevo bisogno di finire le cose in fretta, in un periodo di tempo limitato. Risalire la corrente (P. 108).

In generale il saggio si nutre di interni Carveriani, di disadorni appartamenti in un’America middle class in via di smobilitazione morale e materiale. Con l’occhio malato dell’addetto ai lavori noto alcune piccole ma significative notazioni musicali: una autobiografica, con Carver che balla alla musica dei fratelli Dorsey (Jimmy e Tommy band leader di importanti big band anteguerra, n.d.r.) e il pensiero ci fa immaginare una sorta di molle swing fuori tempo; una seconda citazione è quella dove Carver pennella un interno-borghese dove una foto di Elvis Presley campeggia accanto a quella del matrimonio dei protagonisti nel loro salotto (si trova nel racconto Legna da ardere).  Storie minime che compongono alcuni tasselli del “grande outdoor americano” quello delle periferie californiane e dei paesaggi naturali dell’Oregon, dove vive, lotta e scrive Carver.

Quest’America proletaria, fatta di interni minuziosamente descritti nella loro sobria tristezza, di dialoghi interrotti, incomprensioni, litigi, alcolismo. Un insieme di tasselli che costituiscono un quadro onesto come lo è per Franceschelli quello costruito dall’attore “bollito” interpretato da Michael Keaton protagonista del film Birdman di Alejandro Inarritu, quando questi vuole mettere in scena proprio il racconto “Di che cosa parliamo quando parliamo d’amore”. Un racconto sincero, che in termini onesti parla della condizione umana e che si replica lungo tutto il film, sorta di racconto nel racconto. Un racconto nel racconto come similitudine e omaggio per il maestro di questo genere. E se poi il grande romanzo americano -quello che alla fine forse non esiste e forse mai sarà scritto- fosse proprio invece un breve, scarno, minimale racconto?

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