A Natale fai un regalo prezioso: un disco e un libro sono per sempre (altro che i diamanti)

Alcune segnalazioni di libri e dischi usciti nei mesi scorsi.

Avviamo la navigazione partendo da immaginari limitrofi al jazz. Per i gialli la segnalazione d’obbligo va a Leonardo Gori, un sincero appassionato di jazz che ha saputo trasferire questa inclinazione al suo detective, il Capitano dei Carabinieri Arcieri. La lunga notte (Tea 2021) è ambientato nel 1943 e l’Italia sta attraversando uno dei momenti più duri della guerra. Spoiler alert: sì, il jazz fa capolino nel romanzo! Tutto costruito intorno al jazz, anzi, intorno alla sua icona più rappresentativa è A spasso con Armstrong (Gemma Edizioni, 2021), scritto a quattro mani da Vincenzo Zoda e Roberta Tiberia. Ambientato durante lo storico debutto italiano di Satchmo che avvenne a Torino, si pregia della prefazione di Paolo Fresu e di un mio modesto “zampino”. Louis Armstrong è protagonista di una seconda recente uscita: Un lampo a due dita (Quodlibet 2021): gli scritti scelti di Louis Armstrong presentati al pubblico italiano da Stefano Zenni con la consueta chiarezza e curati da Thomas Brothers, il quale inquadra la figura di Satchmo come fenomeno multimediale, a suo agio negli studi discografici, sul palco, sul set cinematografico o…alla macchina da scrivere. E’ imperdibile per gli appassionati la possibilità che arriva dal passato di rivivere il jazz attraverso il pirotecnico stile di Armstrong.

Sulle biografie un premio per l’originalità va a Vincenzo Staiano che ha proposto “un ritratto”, così lo definisce lui, di Scott LaFaro, un terzo del poderoso, storico combo con Bill Evans e Paul Motian. (Solid. Quel diavolo di Scott La Faro, Arcana 2021).

Il libro sul jazz forse più importante uscito quest’anno è la traduzione italiana di Jazz Cosmopolita ad Accra (Il Saggiatore, 2021), resoconto di cinque anni di ricerche e musica suonata in africa dall’antropologo ed etnomusicologo Steven Feld. L’autore mostra una nuova angolazione per leggere la storia del jazz e forse ci parla del futuro di questa musica. Se quella che cercate è un resoconto canonico, allora sotto l’albero fatevi mettere un bel mattoncino  di oltre 600 pagine, La storia del jazz di Ted Gioia (EDT, 2021). Fin dai tempi de L’arte imperfetta (1990), il suo esordio-exploit sulla scena critica, Gioia scrive in maniera appassionata ma precisa di jazz. Specialmente gli ultimi capitoli di questo lavoro, quelli sul presente del jazz, mettono in scena nomi e situazioni non troppo frequentati in analoghi manuali e si pongono i giusti interrogativi. Per i completisti: trattasi di una nuova edizione aggiornata; per i complottisti: no, il jazz non è ancora stato assassinato… Dallo scaffale della saggistica italiana va estratto un libro curato da Luca Cerchiari e Roberto Polillo sulla indimenticabile figura del critico, promoter e divulgatore culturale Arrigo Polillo. La rivista Musica Jazz, da lui fondata nel 1945, è un patrimonio culturale riconosciuto (e che andrebbe tutelato), ma l’eredità lasciata da Polillo al jazz italiano è fondamentale in tanti campi ed è difficile quantificarne l’ampiezza. Il libro, Arrigo Polillo. Un maestro internazionale della critica jazz (Mimesis 2021) si apre con un approfondito saggio iniziale di Cerchiari su Polillo e prosegue con materiali e fotografie messi a disposizione dal figlio che raccontano il suo inesauribile attivismo, oggi senza paragoni. Polillo visse gli anni cruciali del jazz e anche quando si trovò coinvolto nelle turbolenze ideologiche degli anni Settanta riuscì comunque a incidere positivamente. (Ai tempi della mia tesi -e credo per primo- ho analizzato le Lettere al direttore di Musica Jazz citate a più riprese nel volume. Per chi fosse interessato, una piccola traccia di quel mio lavoro è stata pubblicata alcuni anni fa da Jazzitalia in una serie di articoli e qui trovate il link al pezzo.

http://www.jazzitalia.net/articoli/jazzpolitica_semanticita.asp#.YbszU8nMLIU

Il 2022 si preannuncia come l’anno del centenario di Charles Mingus, ma Flavio Massarutto e Squaz, con una fuga in avanti sulle celebrazioni di massa, hanno già dato alle stampe il graphic novel Mingus (Coconino Press 2021). Alcuni brani suggestivi della produzione mingusiana diventano storie e immagini. Mingus: ricerca accurata, sceneggiatura in punta di penna, disegni incisivi. Si situa tra grafica e storia del jazz il lavoro sui generis (in senso positivo) di Vanni Masala e Marilena Pasini Le muse del jazz (Edizioni Curci, 2021). Il libro ritrae 68 personaggi femminili che hanno ispirato celebri canzoni. Il taglio permette un’esplorazione del jazz a partire dall’altra metà del cielo che conduce a canzoni poco frequentate dalle storie jazzistiche, da Sister Sadie di Horace Silver a Cousin Mary di John Coltrane, oppure a brani noti al pubblico il quale può così scoprirne la vicenda ispiratrice come Waltz for Debby o Gloria’s Step, due must del trio di Bill Evans. Il tutto parallelamente trasposto in brillanti disegni a commento.

Volete fare un dono davvero prezioso? Regalate un “oggetto” libro fantastico, che però una volta aperto rivela un mondo di riflessioni visive e stimoli intellettuali. Il volume è Acque d’America (Jaca Book, 2021) con testi di Alessandro Portelli e fotografie di Daria Addabbo. Il jazz non è propriamente di casa in questo volume dove si parla piuttosto di Springsteen o Woody Guthrie, ma chi ama l’America e (tutta) la sua musica potrà dissetarsi bevendo queste acque. Squadernando il grande libro degli immaginari legato all’America e alla letteratura entriamo nel regno della poesia sonora con il lavoro solista di Massimo Barbiero dedicato a Walt Whitman. Il disco Foglie d’erba (autoprodotto, 2021) si muove nel solco di una estetica ormai consolidata, “alla Barbiero”. Spiace solamente che questa raffinata estetica si possa gustare poco dal vivo: meriterebbe riflettori ben diversi. Nel caso di Foglie d’erba la versione live comporta anche delle coreografie; e per lo spettatore dovrebbe essere illuminante (ma sento con certezza che è così) trovare Walt Whitman “tradotto” con strumenti diversi dalla parola. Rimaniamo alle atmosfere soffuse con i Notturni (Caligola 2021) di Emanuele Sartoris/Daniele Di Bonaventura. Il romanticismo ottocentesco di Chopin si carica qui di una malinconia novecentesca innervata di jazz. Sembra muoversi in un ambiente altrettanto notturno, dove un buio inquieto è rotto da lampi improvvisi anche il disco Some Red Some Yellow (Parmafrontiere 2021) di Tor Yttredal e Roberto Bonati. Spostiamo il nostro orizzonte geografico verso sud con Jazz Griot (Caligola 2021) ennesima dimostrazione del talento di Baba Sissoko che distilla pura poesia africana grazie anche all’ottimo gruppo con lui in studio ( Rykiel, Diabate, Kouyaté). Ritmo, anima e blues. Mi è piaciuta l’energia di due recenti produzioni: una è Upward (Auand 2021) di Francesco Beccaro, che piazza spesso dei bei groove di vero funk truzzo, cosa che non fa mai male; la seconda è quella del Giovanni Masiero Quartet con il disco Round 6 (Caligola, 2021) che si apre sempre sul funky e dove l’energia del jazz si tinge di soul con l’organo hammond. Impasti sonori inediti aspettano l’ascoltatore del gruppo Ananasnna, diretto dal compositore, contrabbassista e “creativo” a tutto tondo Stefano Risso. Volete andare oltre? Forse fanno per voi un paio di sorprese dell’anno. Noisy Games di Manlio Maresca, disco imprevedibile in ogni singolo passaggio, che richiede un’attenzione sempre vigile. Il gruppo/bugiardino per interpretare questa musica è composto di musicisti senza paura di nulla, neanche dei labirinti sonori costruiti da Maresca. Tra loro, insieme a Francesco Lento, Daniele Tittarelli, Matteo Bortone, è il batterista Ivan Liuzzo, che compare anche nel lavoro del trio Zarkan di Simone Di Benedetto, leader e compositore della maggior parte della musica, suonata insieme al terzo sodale, Marco Colonna (e vi consiglio di vederlo dal vivo, possibilmente in solo). Timewise (Aut 2020) propone una riflessione sul tempo dove la rarefazione dei suoni che i tre producono senza sfoggio di virtuosismi si prende il tempo necessario per far respirare la musica. Chiudiamo con la sezione dedicata ai recuperi dal passato. Una operazione di memoria importante è quella di Red (Caligola, 2021), che raccoglie gli Early Recordings del trio Three Lower Colours di Marco Tamburini registrati in compagnia di Stefano Onorati e Stefano Paolini. Tamburini, tragicamente scomparso nel 2015, ha lasciato un vuoto enorme nel panorama italiano, ma a quanto pare anche tracce musicali meravigliose dietro di sé che iniziano a vedere la luce. Anche qui c’è groove e tanta elettronica, utilizzata però con giudizio, potremmo dire stiracchiando un po’ Gadda che compare in brani di propria composizione e in qualche rivisitazione, come in Naima. Aver citato la celeberrima canzone scritta da John Coltrane per la compagna ci ricorda quale è stato il colpaccio internazionale di fine d’anno: la scoperta e la pubblicazione di A Love Supreme: Live in Seattle (Impulse 2021). Se è vero che da alcuni anni “l’evento dell’anno” sembra essere un disco di Coltrane, Monk o Lee Morgan -non precisamente le ultime novità provenendo da musicisti passati a miglior vita da tempo e universalmente considerati capiscuola nel gotha jazzistico- questo lavoro in particolare sembra inserirsi -più di altri inediti del recente passato- nel corpus delle opere imprescindibili del sassofonista. Poter ascoltare il quartetto affrontare A Love Supreme in una dimensione già esplosa ma ancora a metà del guado rispetto al gruppo dei concerti in Giappone o a quello tardo dell’Olatunji (per rimanere alla produzione live) è il privilegio concesso da questo 2021.

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